IL DANTEUM DI TERRAGNI

Posted by on Ott 8, 2016 in Blog

IL DANTEUM DI TERRAGNI

IL DANTEUM DI TERRAGNI 1938-1940

Conosciamo solo una modesta parte della straordinaria progettazione del DANTEUM a Roma di Giuseppe Terragni, un monumento ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri.

Pensato nel 1938 con interventi scultorei di Sironi. Il progetto ha il fine di descrivere con i materiali e le leggi dell’architettura il significato espresso nei versi della “Divina Commedia” di Dante Alighieri (inferno-purgatorio-paradiso), meno di un terzo della superficie totale del progetto ha infatti una funzione di esposizione e biblioteca. Il progetto che sarebbe dovuto sorgere a Roma, lungo Via dei Fori Imperiali, rimase sulla carta a causa della sconfitta di Mussolini nella Seconda Guerra Mondiale.

Il Danteum voleva esprimere un viaggio (come quella di Dante nella Divina Commedia) dove Il progetto prevedeva una serie di ambienti posizionati lungo un percorso elicoidale ascendente, segnato da un uso materico della luce, anch’essa ascendente (si passa infatti dall’ombra alla luce), simbolizzando un percorso della coscienza dall’abisso infernale alla contemplazione paradisiaca.

Era l’Italia fascista del governo Mussolini, era l’epoca in cui l’esaltazione della nazionalità italiana e della politica dell’Impero, a imitazione della fiorente epoca romana, erano i temi principali della propaganda politica mussoliniana. In questo contesto, l’edificio rappresentava il tentativo di identificare, attraverso un edificio, l’orgoglio della cultura italiana. Non mancano richiami alla politica imperiale e al culto del Sacro Romano Impero Romano, ai quali Mussolini non avrebbe mai rinunciato. A tal proposito basta citare come esempio la simbologia dell’aquila la cui immagine sulla parete di fondo della Sala Impero richiama sia i versi della Divina Commedia (vedi Paradiso Canto XVIII, vv. 100-108: Dante osserva delle faville che si dispongono a forma di M e poi si trasformano in aquila) che il simbolo dell’Impero Romano.

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1- LA SELVA OSCURA

Il viaggio comincia come nell’inizio del poema dantesco, con l’attraversamento della “Selva Oscura” (1), rappresentata con una fitta trama di colonne. La luce in questo spazio filtra attraverso delle fessure nel solaio, proprio come in una foresta dove la luca giunge a terra filtrata dalle foglie e dai rami degli alberi. Bisogna perciò entrare nella “foresta”, scansare gli “alberi” e trovare, come in una labirinto scandito dalle fittissime colonne, l’ingresso alla sala successiva.

SELVA OSCURA

2- SALA DELL’INFERNO

Dopo la Selva si giunge, senza nella “Sala dell’Inferno” (2). Anche qui ritroviamo delle colonne posizionate però lungo un tracciato geometrico a spirale. Avvicinandosi al centro della spirale è come se le colonne fossero risucchiate da una vortice e sprofondano insieme ai riquadri di pavimento che le sostengono. In questo “sprofondamento infernale” verso il centro della spirale viene coinvolto anche il solaio retto dalle colonne, che “frantumandosi”, lascia passare degli squarci di luce che tagliano l’ombra che avvolge la sala.

INFERNO

3- SALA DEL PURGATORIO

Attraverso l’interruzione di un muro si entra nella “Sala del Purgatorio” (3), che è trattata allo stesso modo della precedente, ma in negativo. La geometria è la stessa, quella della spirale, ma questa volta ci troviamo in un percorso ascensionale dove i riquadri del pavimento si sollevano verso il centro e gli squarci di luce nella copertura che si aprono sul cielo nascono dalla prossima ascesa verso il paradiso.

PURGATORIO

4- SALA DEL PARADISO

Dalla sala del purgatorio, attraverso un’intercapedine si accede ad un passaggio sempre ascensionale dal quale si giunge nella “Sala del Paradiso” (4). La sala è inondata di luce che filtra in gran quantità attraverso il soffitto vetrato. La pavimentazione sembra essere sospesa, con ogni elemento staccato dall’altro, poggiata sulla “selva” sottostante di cento colonne. Qui invece le colonne sono molte meno e non sono “pesanti” come quelle sottostanti, anzi sono trattate in modo immateriale essendo infatti di cristallo. La luce in questa sala attraversa perciò la materia che viene ridotta ad ombre e riflessi.

PARADISO

Il percorso dantesco sembra concluso ma prosegue in altre due parti. Una è rappresentata dalla “Sala dell’Impero” che avrebbe dovuto celebrare l’Italia fascista, un monumentale corridoio scandito da colonne senza via d’uscita. L’altra è L’uscita dal Danteum situata  sul lato opposto del “paradiso”, attraverso un’interruzione tra i muri quasi accidentale.

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